Naman Tarcha, giornalista siriano ci parla del Natale in Siria

Aleppo, la più antica città al mondo, capitale industriale del nord del paese, la città della cultura della musica e del buon cibo. In realtà é anche una città che non dorme mai, in qualsiasi ora del giorno era sempre affollata, dal più grande mercato chiuso in Medio oriente, ai caffe bar attorno alla cittadella, fino ai numerosi ristoranti aperti con le piscine e la musica dal vivo. Ad Aleppo vive la comunita cristiana più grande della Siria, accanto alla comunita sunnita più influente nel paese. Un mosaico che rende la città, tra civiltà, spiritualità e benessere, esempio di tolleranza e convivenza pacifica, oltre ad essere la colonna vertebrale dell’economia siriana e della cultura della Siria. 

Naman Tarcha giornalista siriano , conduttore TV in Medio Oriente, ci parla del Natale di Aleppo.

Come era Aleppo sotto Natale? 

“Nel periodo di Natale, un periodo abbastanza freddo, Aleppo si trasformava in una bomboniera di magia e luci. Addobbi, luminari, alberi di natale in ogni angolo, e in sottofondo i canti natalizi con la voce angelica di Fairuz. 

In Siria il Natale a differenza di tanti paesi arabi, é una festa nazionale, quindi vacanze per tutti. Negli ultimi dieci anni tante famiglie mussulmane festeggiavano il Natale insieme ai loro concittadini cristiani, anzi tanti avevano preso l’abitudine di fare  l’albero di Natale come segno di pace e speranza. 

La città offriva una ampia scelta di Manifestazioni pubbliche, mercatini e concerti musicali natali mentre la tv pubblica siriana, come in tutto il mondo, insieme ai spot natalizi di auguri, annunciava la programmazione ad hoc con lunghe dirette il giorno del Natale”

Come si celebrava la vigilia? 

“La vigilia inizia con la cena in famiglia, con un menu ricco dalla tradizione della cucina siriana, gia preparato dalle donne di casa insieme a sorelle e cugine in settimana, dopo gli antipasti e il piatto principale a base di riso e carne, arrivano i dolci arabi, che si mangiano solo nelle feste. La cena della vigilia si fa presto, si lascia tutto e si corre a vestire e prepararsi per arrivare in tempo, alla messa di mezza notte. La cosa buffa che alla messa partecipavano spesso anche gli amici mussulmani, che oltre a godersi l’atmosfera e i bei canti, si scambiavano perfino gli auguri durante la celebrazione con tutti i presenti, anche quelli che non si conoscono, come si fa in genere. L’obbiettivo in realtà é dopo la messa. Gli adulti ritornano a casa, mentre i giovani vanno a festeggiare e a ballare. Le feste non iniziano quel giorno prima delle due di mattina, e non finiscono prima delle sei. Se é bel tempo, mentre si accompagnano le ragazze a casa, ci si ferma a fare colazione per andare poi al letto, e svegliarsi tardi per andare a trovare i nonni e fare gli auguri in cambio dei regali di Natale”

Oggi ?

“Il Natale ad Aleppo oggi é diverso, un po grigio e senza tanti luci, diciamo sotto tono, per usare un termine leggero. Ma é solo la parte esteriore. 

La città é senza corrente elettrica da circa 50 gg, perché la centrale elettrica contiuna ad essere colpita dai terroristi, ma tanti hanno scelto comunque di fare l’albero di natale a casa, anche con la luce delle candele. 

La gente nonostante la sofferenza e il dolore resiste, prova a cercare dentro di se la gioia di vivere, la maggior parte delle famiglie ha perso qualcuno, ha salutato qualcuno, che ha scelto di andarsene, o semplicemente aspetta il ritorno di un figlio, che presta il servizio militare e combatte sul campo. 

Gli aleppini sono gli eroi dei nostri tempi: Tante famiglie hanno perso tutto, casa e lavoro, ma ce una solidarietà miracolosa tra i cittadini, dove quelli che hanno poco cercano di aiutare quelli che non hanno più nulla. 

Il dolore si trasforma in misericordia: Una mia amica che ha perso un figlio di 12 anni l’anno scorso oggi fa la volontaria e distribuisce aiuti ai poveri, cosi come tanti.

Le celebrazioni sono anticipate per permettere alla gente di non fare tardi e ritornare presto a casa. Diverse famiglie non vanno fuori a festeggiare, ma si radunano insieme, magari offrendo ospitalità a amici e parenti, per evitare di uscire all’alba ed evitare i pericoli. 

La voglia di vivere fa parte della natura degli aleppini, e nessuno al mondo gliela potrà  togliere: abbiamo passato due guerre, un genocidio e un terremoto devastante, anche a questo sopravviveremmo! Mi disse mia madre un giorno.

Malgrado il terrore e la paura quotidiana dei colpi di mortaio dei terroristi, che cadono alla cieca sulle case, cerca di non perdere la speranza per un domani migliore, e in attesa che Aleppo ritorni a splendere luce, gioia e vita, resta il fatto che propio dal profondo del dolore nasce una speranza senza limiti”

Il 24 dicembre al caffe di Raiuno racconto il Natale in Siria con alcune immagini di Aleppo “

*Intervista pubblicata su Affaritaliani.it il 21 dicembre 2015

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