Donne del mondo arabo: Parità e Diritti negati

Un cambiamento e uno sviluppo vero non avverrà nel mondo arabo senza un cambiamento essenziale della condizione femminile. “Si potrà parlare di primavera araba quando le donne non saranno discriminate” sono le testuali parole dell’avvocatessa iraniana e premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.
E non ha sicuramente torto. Sono passati meno di tre anni e ci troviamo di fronte ad una situazione a dire poco buia sui frutti della cosiddetta Primavera araba!
Di recente é stato pubblicato un rapporto internazionale sulla condizione delle donne nei paesi arabi. Non è un mistero che tutti e nessuno escluso si aggiudicano gli ultimi posti al mondo per quanto riguarda rispetto e tutela dei diritti delle donne. I giornali si sono subito affrettati a sottolineare che al primo posto c’è l’Egitto come peggior paese per la condizione della donna. Anche se i dettagli negli altri paesi sono più allarmanti.
Bisogna distinguere infatti tra il deficit strutturale e legislativo in alcuni paesi ( soprattutto paesi del Golfo ) e il peggioramento a causa dei conflitti in atto in altri come Libia, Tunisia, Siria e Egitto, dove, con mille difficoltà, le donne avevano fatto passi da giganti, ma dove purtroppo, questa cosiddetta Primavera ha azzerato i vantaggi ottenuti e ha rimesso tutto in discussione.
Tutte le Costituzioni nel mondo arabo, la’ dove ci sono perché alcuni paesi del Golfo non hanno una vera e propria Costituzione, evitano di affrontare in modo chiaro questo tema. Nessun accenno all’uguaglianza e alla parità tra i sessi, ma solo un’uguaglianza generica, non traducibile in leggi e chiari diritti.
Esiste un’emarginazione sistematica della donna, alla quale viene negata qualsiasi partecipazione e rappresentanza nella vita politica e sociale del proprio paese. In tanti paesi del Golfo, le donne non solo non possono entrare in politica e candidarsi ma non hanno nemmeno il diritto di voto.
E non basta. In Arabia Saudita, ad esempio, una donna non può viaggiare, studiare, sposarsi e neanche sottoporsi ad un intervento chirurgico senza il permesso del suo tutore.
L’accesso femminile allo studio in tutti i paesi complessivamente non supera il 20%, mentre in media solo il 30% delle donne lavora: un danno economico enorme per società ricche in teoria ma povere in pratica.
Il ruolo principale della donna araba è sposarsi giovane, quindi lo studio non è necessario (agli uomini non piacciono le donne troppo intelligenti ) ; diceva una mia anziana vicina di casa ad Aleppo, che la cosa più importante e’ fare figli: più ne hai più sei sicura che tuo marito, sia per senso di colpa, sia per disponibilità economica (i figli costano), non ti lascerà e non si sposerà un’altra, visto che la legge gli permetterebbe di avere fino a quattro mogli insieme.
L’età a cui le donne si sposano, in alcuni paesi come il Kuwait, arriva anche a 15 anni. Lo scandalo delle spose bambine nello Yemen è ancora su tutti i giornali, e si parla poco delle bambine siriane vendute come spose nei campi profughi, che e’ una tristissima realtà’.
Mentre in Italia e’ in atto la battaglia per contrastare il fenomeno del femminicidio, nei paesi arabi lo chiamano Crimine d’onore. Delitti quotidiani, a volte giustificati e a volte tollerati, per cui la pena è minima : 25 casi di femminicidio solo nei primi nove mesi di quest’anno in Palestina, e 680 casi di violenza sessuale registrati l’anno scorso in Giordania. In questo caso, purtroppo, viene condannata nei paesi del Golfo anche la vittima che denuncia una violenza subita per aver commesso fornicazione.
Ancora oggi sono le donne a pagare il caro prezzo dei conflitti e delle guerra; e’ questo il caso della Siria, dove malgrado la tutela e i diritti ottenuti ( c’è una quota rosa nel parlamento, 4 ministre e una vice presidente, e una legge che vieta di indossare il Niqab -velo integrale- in pubblico), oggi le donne sono in condizione di povertà assoluta, di sfruttamento e violenza soprattutto nei campi profughi e nelle zone controllate dai ribelli islamisti dove è stata imposta la Sharia e vige uno stato sociale medioevale.
In Tunisia, l’arrivo al potere del partito islamico Al Nahda e i suoi tentativi di modificare il diritto civile e la costituzione, ha allarmato la società civile tunisina, essendo il Paese un caso unico nel mondo arabo di evoluzione dei diritti. Infatti, il diritto civile del 1956, introdotto dal primo presidente tunisino dopo l’indipendenza, Habib Burghibah, vieta non solo in modo netto la poligamia ma nega anche il diritto riconosciuto all’uomo nella Sharia di ripudiare la donna, limitando il divorzio alle sole via legali, senza divorzio orale, e garantendo allo stesso tempo il diritto delle donne di chiedere il divorzio.
Il divieto di portare il velo esiste dagli anni Ottanta, con la legge 108 dell’anno 1981, che definisce il velo “abito settario” e non un “precetto religioso”, e vieta di indossare il velo nelle scuole superiori e nelle università.
La battaglia per impedire i tentativi di reintrodurre il velo per le donne tunisine oggi non è semplicemente tutelare i diritti ottenuti, ma riguarda tutto il mondo femminile arabo nella sua integrità.
L’ultima vittoria delle donne tunisine è stata l’approvazione a larghissima maggioranza dell’articolo 20 della nuova costituzione che introduce per la prima volta la parità assoluta tra uomini e donne: “Senza alcuna discriminazione davanti alla legge tra cittadini e cittadine”. Con queste parole le donne tunisine sono riuscite a superare la proposta del partito islamico di introdurre il concetto di ‘Complementarità’ al posto della ‘Parità’ tra donne e uomini.
In Egitto oggi si vota la nuova costituzione, che parla per la prima volta di parità e uguaglianza tra uomo e donna. Sono 20 commi che garantiscono i diritti delle donne, direttamente e indirettamente, come quello che stabilisce l’età d’infanzia a 18 anni escludendo così i matrimoni e lo sfruttamento di minori, che concede la Cittadinanza a chi nasce da padre o madre arabo (mettendo fine alla drammatica situazione delle donne sposate con stranieri come accade perfino in Libano illuminato), e che contrasta fortemente la violenza sulla donne.
Senza dubbio non c’è democrazia politica senza una società equilibrata, e le donne rappresentano la forza, la ricchezza e la diversità nel mondo arabo. Nonostante i loro diritti negati.

*Articolo pubblicato su immezcla.it il 15 gennaio 2014

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