Business del Terrore: Terrorismo e Immigrazione 

Sono due fenomeni complessi e connessi, che rappresentano insieme una crisi, una sfida e una minaccia per tutta l’Europa. Oggi più che mai bisogna dire le cose come stanno su questi temi, che necessitano di una definizione lucida e di risposte chiare, evitando di perdere il senso critico tra buonismo e razzismo, creando confusione nell’opinione pubblica, col rischio che ciò possa sfociare in violenza e in conseguenze inaspettate.  Resta cosi da capire quale è, tra i due fenomeni,  la causa e quale è la conseguenza. Solo facendo cosi’ si potrà agire in modo consapevole per affrontarli.
Tutto é cambiato negli anni, perfino il Terrorismo non é più quello di una volta: si tratta di una nuova forma liquida e non strutturale, ne’ gerarchica, che si presenta come uno ‘Stato’ alternativo, senza confini stabili, e in continua espansione, che tenta di sostituire gli stati nazione in Medio Oriente con un unico Stato definito Islamico, laddove questi Stati sono considerati falliti, corrotti e miscredenti, usando l’estremismo religioso, per confermare la sua supremazia, e la sua missione divina. Un terrorismo super tecnologico, dove l’indottrinamento avviene direttamente via web e il reclutamento attraverso cellule indipendenti fuori controllo, anche se i canali tv satellitari di predicazione ideologica mantengono ancora un ruolo principale per creare consenso e seguaci.   Nessuno come i siriani può capire cosa significhi avere i confini aperti, dai quali migliaia di cosiddetti Foreign figheters sono entrati nel paese, spinti dallo zelo della fede e richiamati al Jihad per ristabilire la Sharia islamica e ricreare lo Stato Islamico. Oggi, sempre da questi confini, cambiano campo di battaglia o fanno rientro nei loro paesi di provenienza. Ecco che il loro rientro  si trasforma in un vero incubo per i loro stessi paesi, che si ritrovano ad affrontare una minaccia quotidiana dopo feroci attacchi senza precedenti, dopo aver chiuso occhio al passaggio dei Foreign figheters in territorio siriano, nella speranza di un Regime Change, missione finora fallita.
Uno dei problemi sorti negli ultimi mesi é la questione dei rimpatri dei jihadisti detenuti, e il caso più eclatante é quello della Tunisia, che detiene il maggior numero di combattenti in territorio siriano. Tanti sono rimasti uccisi, ma alcuni sono detenuti dal governo siriano. Alcune forze politiche tunisine hanno proposto la cosiddetta “legge del Perdono” che ha scatenato uno scontro politico, una grande discussione nell’opinione pubblica, per capire cosa fare: accettare il rimpatrio dei propri cittadini jihadisti detenuti, e concedere l’amnistia a quelli che sono rientrati volontariamente. Legge tuttora bloccata, la cui discussione é ancora aperta.  Anche la questione delle carceri e del reclutamento nelle detenzioni non é una novità, basti ricordare che l’auto proclamato capo dello Stato Islamico, Abu Bakir Albaghdadi, é un ex detenuto nelle carceri americane di massima sicurezza in Iraq. Paese nel quale, in tutti questi anni di guerra, tra gli obbiettivi principali ci sono sempre state le carceri e le banche. Risorse umane e finanziamenti infatti sono le due condizioni necessarie per la sopravvivenza del terrorismo.  Il finanziamento del terrorismo é un argomento ramificato, e spesso vengono utilizzati diversi canali, come nel caso siriano: dal finanziamento diretto da parte di governi regionali interessati e fondazioni estremiste coinvolte, passando per furti, saccheggi,  traffico e rivendita di reperti archeologici, traffico e vendita di petrolio, fino ad arrivare ai riscatti pagati dai governi occidentali per liberare i loro concittadini.
Un terrorismo che utilizza l’immigrazione forzata e il traffico di esseri umani per autofinanziarsi, espandersi e autoalimentarsi, che sfrutta le proprie vittime, costrette ad abbandonare le zone di conflitto, che gestisce il traffico di esseri umani, con utili da capogiro, procurandosi vie di infiltrazione attraverso le rotte di immigrazione e i confini aperti, e reclutando gli stessi immigrati vecchi e nuovi come adepti e combattenti dentro e fuori l’Europa.  Meccanismo completo: Bisogna pagare il dazio per restare e una tassa per uscire, le postazioni di controllo oltre al trasporto fuori dal paese, e sopratutto la traversata, secondo la rotta scelta, via terra o via mare, con tutti i servizi offerti, e i pagamenti dovuti sempre in anticipo, al di la dell’esito del viaggio.  Uno dei servizi basilari di questo traffico, é la fornitura dei documenti, attraverso i centri di produzione dei documenti falsi presenti da Turchia e Libia. I documenti italiani falsificati, essendo una carta d’identità non elettronica, sono tra i preferiti, ad esempio, nel caso dei profughi siriani, che hanno una fisionomia simile, e aspetto occidentale. Ma attualmente i falsi documenti siriani sono i più richiesti e più costosi, perché garantiscono esito positivo alla richiesta d’asilo.
La difficoltà linguistica oggettiva, rende l’identificazione molto più complessa, ma sopratutto la mancanza di coordinamento con l’intelligence siriani in assenza di rapporti diplomatici con Damasco. Il caso più eclatante di questo connubio pericoloso, é quello di Haisam Sakhne, italiano di origine siriana condannato all’ergastolo per crimini di guerra in Svezia, paese nel quale risiedeva come richiedente asilo. Nel 2012, dopo aver partecipato all’assalto all’ambasciata siriana a piazza Venezia a Roma, e ai salotti tv italiani come esponente dell’Opposizione al governo di Damasco, decise di arruolarsi nel jihad attivo con i gruppi terroristici in Siria, dove venne scoperto in un video pubblicato dal New York Times in una scena di esecuzione di sette militari siriani.
La gestione del traffico di esseri umani da parte dei gruppi terroristici e loro affiliati, garantisce, oltre ad un reddito sicuro, una via di fuga per i loro uomini in caso di necessita’. Tanti ex-jihadisti si sono ritirati in diversi paesi europei, camuffandosi da semplici civili in fuga dalla guerra. L’ultimo caso scoperto, questa settimana, sono i due siriani richiedenti asilo in Germania, arrestati perché rivelati combattenti con una lunga lista di crimini commessi in Siria tra le file del gruppo terroristico Al Nusra filiale siriana di Al Qaeda. Chi nega dunque che tra i richiedenti asilo possano infiltrarsi dei Jihadisti in ritiro o in missione, commette un grave errore, ma chi accosta tutti i richiedenti asilo ai terroristi fa il loro gioco, più di chi li sfrutta, li usa, e marcia sulla loro pelle, per guadagno o per fini politici, quasi complice dei terroristi nel loro business del terrore. Nel frattempo, l’immigrazione, una emorragia umana nel Mediterraneo, forzata e alimentata dall’instabilità, dai conflitti e dalla pulizia etnico-religiosa dei terroristi , si trasforma in una vera minaccia per l’Europa, incapace di gestire il numero di arrivi senza precedenti, colpita dalla crisi economica, dagli egoismi nazionali e dagli scontri politici interi. Finora, purtroppo, non c’e’ una via diretta sicura per accogliere i richiedenti protezione internazionale, ma risolvere il problema dell’identificazione, con valutazione certa della domanda, e una dichiarazione veloce dello status di protezione internazionale, é l’unico modo per proteggere chi fugge realmente dalla guerra e dal terrore, anche dai falsi richiedenti asilo, che fanno più danno alle persone, che gli stessi terroristi dai quali fuggono. Cosi’ le vittime di prima, sempre le stesse, continuano ad esserlo, tra lo sfruttamento dei trafficanti di esseri umani, passando per il disagio sociale, l’ esclusione, le detenzioni e le carceri, fino a cadere nelle mani della mala vita e dei reclutatori di estremisti. Materia prima disponibile, meccanismo di reclutamento perfetto, guadagni sicuri e ottimi introiti: é il Business del terrore !
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